Accensione del braciere!

Accensione del braciere!

Dal 27/11/2021 ore 17:00 al 08/01/2022 ore 19:00

Macugnaga

Date di accensione del braciere:

  • 27 novembre - con calata in corda doppia dall'alto
  • 4 dicembre
  • 5 dicembre
  • 7 dicembre - con calata in corda doppia dall'alto
  • 11 dicembre
  • 18 dicembre
  • Dal 26 all'8 gennaio tutti i giorni - il 30 dicembre ci sarà di nuovo la calata in corda doppia dall'alto

Ogni accensione è accompagnata da zucchero filato e altre leccornie!

Scarica la locandina!

 

Da dove nasce l'idea di valorizzare il braciere come simbolo della comunità?

Claudio Meynet e Sabrina Vittore hanno voluto riportare nel nostro presente ciò che nella loro infazia è stato simbolo di casa, focolare e intimità domestica. Il braciere, insieme al camino, era il centro della casa; quel bel recipiente di rame circolare che accoglieva tutta la famiglia nei pomeriggi più freddi. Esteticamente era molto semplice e spartano, come d'altronde è la vita di montagna: una pedana circolare di legno presentava un grosso foro al centro, il quale conteneva il braciere, contornato da un bordo di ottone cromato e due manici cesellati utili per spostarlo.

Sabrina racconta: noi posavamo i piedi gelati sul supporto in cerca di calore e di intimità, stando ovviamente attenti a non accostare troppo gli stivaloni di gomma, immancabili nei periodi invernali. Ogni tanto una palettina di ferro, guidata da mani esperte, "sbrasciava" (rimestava) la carbonella, in modo tale da ravvivare qualche scintilla, uno  o due guizzi luminosi, che rivenivano presto ricoperti e protetti dalla cenere. Una scorzetta di arancia o di mandarino, messa tra i carboni, aromatizzava l'aria; il fumo volteggiava in aria, riportandoci una sensazione unica di fresco e pulito.

Seduti tutt’intorno i ragazzi ascoltavano i discorsi degli adulti, i quali raccontavano episodi della loro vita, fatti e vicende di altre epoche, storie di malocchi, fatture e strregonerie oppure anche eventi delle Grandi Guerre del '900. Il braciere, dunque, era fascino  e meraviglia, curiosità e interesse.

I momenti attorno al fuoco andavano a integrare i libri di fiabe e leggende, le enciclopedie, i miti e i poemi più antichi. Ci si scaldava anche con le parole quando fuori infuriava la tormenta e il braciere donava un senso di calore, protezione, serenità e pace a tutta la famiglia.

Poi, a sera, quando  ciascuno si ritirava nel proprio letto, col mattoncino caldo per i piedi stretto al petto per non disperderne il calore, la donna copriva il braciere e quello che era rimasto  dei carboni con lo scaldapanni, una sorta di campana fatta con listelli di legno, incrociati, sulla quale si sistemavano i panni umidi o ancora bagnati, i pannoloni di stoffa e le fasce dei neonati. Nel silenzio della notte questi si sarebbero asciugati, pronti per l’uso, il giorno dopo.

Crescendo, i ragazzi, ritrovavano sapore di casa anche nei licei, grazie ai bracieri che trovavano posto, l’uno dopo l’altro, al centro delle aule. Qui i recipienti rimanevano fino alla fine delle cinque ore di lezione. All’inizio i carboni ardenti erano come una luce giocosa, un pretesto per allungare le mani gelide con la scusa di buttare della carta e assorbire un po’ di quel calore. Sembrava che le dita si sciogliessero dal torpore che le stringeva come una morsa e acquistassero nuova vita. Poi, a poco a poco, i carboni si smorzavano ricoperti dalla cenere, il tepore si indeboliva via via e l’aula si raffreddava: non più il rosso incandescente ma una patina grigia di cenere tiepida. E si tornava a casa.

Ma cosa rappresenta un focolare domestico, punto di ritrovo della famiglia, per un'intera comunità?

Per i popoli di montagna, come i Walser, la comunità stessa è parte integrante della famiglia e quindi si ha bisogno di un ritrovo comunitario attorno al quale stringersi tutti insieme...

Proprio a Macugnaga, davanti alla Chiesa vecchia della frazione di Staffa, una delle nove che formano il paese, ancora oggi potete vedere un albero antichissimo: scavato dalle intemperie, muschioso, contorto e appoggiato a un palo come un vecchio, ma ancora con la voglia di rinascere ogni primavera. Per le antiche comunità di origine germanica il tiglio è un albero sacro. La storia intreccia la leggenda e narra che i primi coloni Walser che giunsero da Saas Fee a Macugnaga nel XIII secolo portassero un ricordo della loro terra natia a suggellare il legame profondo e indelebile con chi era rimasto in Patria: un piccolo albero di tiglio, simbolo dell'amore tra le genti Walser e del rispetto per la terra.

L'albero non era solo un albero, era il posto sacro: sotto i suoi rami oggi vedete quella che potrebbe sembrarvi una panchina in pietra, dove avrete voglia di sedervi appena arrivati per guardare la bellezza della chiesa e del suo piccolo cimitero, sede di riposo eterno per paesani e alpinisti. Ma quella non è una panchina, era il tavolo dove gli anziani del villaggio si riunivano a prendere le decisioni importanti per la comunità. Era anche il posto dei morti, dove si posava il corpo di un defunto per farlo benedire. Ed era lì, sotto quello stesso albero, il quale fungeva da testimone antico, affidabile e immutabile, che si stringevano patti e si firmavano contratti.

Si tratta dello stesso albero? Ci sono atti notarili del '400 nell'archivio di Verbania, nei quali si legge che un atto di compravendita sia stato vergato sotto il vecchio tiglio, che dunque appariva già vecchio allora. Sappiatelo, il tiglio che vedete, ha visto la storia.