Vanzone con San Carlo

UNA RISPOSTA INDISCRETA.

Ad inizio Ottocnto c'era a Vanzone una "stufa" assai frequentata da vecchi e giovani. Si ballava, si filava e si conversava allegramente. Padrona dell "stufa" era una giovane sui vent'anni, orfana e sola. Vivace, intelligentre, bella come sono le ragazze anzaschine, benestante, simpatica ed era anche assai corteggiata. Ma la ragazza non aveva premura di sacrificare la sua libertà e si accontentava di ridere, cantare e scherzare. Una sera nevicava abbondantemente; nella stufa si stava bene al caldo, le donne filavano, un ragazzotto suonava la "Violetta" sulla fisarmonica ed i giovani l'accompagnavano cantando in sordina. Ad un tratto si udì un urlo prolungato, lugubre e spaventoso e una voce che diceva "Chi, chi, chi?".

Senza dire nulla la padrona della stufa apri la porta e grido "Mi, mi, mi", poi richiuse e si sedette sullo sgabello, mente le altre persone la guardavano sbalordite, segnandosi e pregando sottovoce quasi per allontanare la sventura. Ben presto si udirono dei passi pesanti salire la scaletta esterna della casa che conduceva al ballatoio su cui dava la stufa, e sui gradini di legno risuonava ritmico il rumore di zoccoli ferrati.

Quindi dei colpi di martello inchiodarono qualcosa alla porta nella quale, atterriti  e muti, tutti vedevano infiggersi dall'esterno dei grossi chiodi. Per quella notte nessuno, nemmeno i giovani più coraggiosi uscirono dalla stufa. All'alba si trovò inchiodato alla porta un uomo. Accorse il parroco ad esorcizzare la colpevole che si diceva invasa da uno spirito maligno, e che dal sacerdote venne costretta a passare la giornata a digiuno e in preghiera. La notte successiva la giovane uscì sulla scala reggendo un cero e udì nuovamente il lugubre richiamo "Chi, chi, chi?" e rispose " Vegn a tò quel che ti làsacc chi" e rientro nella sua stanza, dove il prete e tutti i presenti stavano pregando. Si udirono di nuovo i pesanti zoccoli ferrati salire la scala, poi caddero i chiodi e il cadavere fu trasportato lontano dall'essere misterioso che la notte precedente lo aveva inchiodato. D'allora la stufa, un tempo così popolata e gaia, diventò silenziosa e deserta e la bella vanzonese morì zitella. I pretendenti temevano che fosse stregata e fuggivano.